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Yamaha ci mette la faccia: la crisi MotoGP spiegata senza alibi

Yamaha ci mette la faccia: la crisi MotoGP spiegata senza alibi

Il nuovo V4 non basta: Yamaha sbatte contro il muro della realtà

Yamaha si è ritrovata con le spalle al muro. Il cambio di era tecnico, con il passaggio al motore V4, non ha ancora riportato competitività in MotoGP. Anzi, per ora ha solo confermato tutte le sensazioni negative che i piloti avevano anticipato durante i test invernali.

Il nuovo propulsore, oggi, non è una soluzione. Dopo oltre un anno di lavoro forsennato sul V4, il verdetto della tappa thailandese è impietoso: il gap dalla concorrenza resta enorme, forse persino più ampio rispetto all’era del quattro cilindri in linea.

I numeri sono chiari. La velocità massima più alta registrata da una Yamaha nel weekend è stata quella di Fabio Quartararo: 338,5 km/h. Dall’altra parte del box virtuale:

  • Aprilia di Marco Bezzecchi e Jorge Martín e Ducati di Pecco Bagnaia hanno toccato i 345 km/h.

In rettilineo, il deficit è ancora lì, evidente, e in MotoGP moderna questo significa partire già in difesa.

Progetto ancora in fase di test: il vero problema

Stabilire oggi se il cambio di filosofia motoristica sia stato un errore è prematuro. Il punto critico è un altro: dopo più di un anno di sviluppo, il progetto è ancora in piena fase di prova.

Era un rischio annunciato. I test di Sepang erano stati interrotti per un problema al motore che metteva a rischio l’incolumità dei piloti. Un campanello d’allarme pesante, che ha costretto Yamaha a rivedere programmi e priorità. Non stupisce che il team sia arrivato a Buriram con aspettative già ridimensionate, e i risultati lo hanno confermato.

Questo cambio di era a Iwata ha già prodotto il peggior avvio di stagione Yamaha nella storia della MotoGP. Tra gli ultimi sei classificati, quattro moto sono della Casa giapponese. Quartararo e Rins sono gli unici ad aver centrato la zona punti, con un 14º posto per il francese e un 15º per lo spagnolo, favoriti anche dai ritiri di Joan Mir e Marc Márquez e dalla caduta di Álex Márquez.

Alle loro spalle, il debuttante Toprak Razgatlioglu ha chiuso 17º nella sua prima gara iridata, mentre Jack Miller è arrivato 18º, davanti solo a Michele Pirro. Una fotografia crudele per un marchio abituato a lottare per titoli mondiali.

Yamaha sceglie il silenzio dei piloti e parla in prima persona

Di fronte a una debacle del genere, e per evitare nuove dichiarazioni al vetriolo da parte dei propri piloti, Yamaha ha scelto una linea drastica: nessuno dei quattro è stato autorizzato a parlare con la stampa domenica. A metterci la faccia è stato solo Paolo Pavesio, direttore generale di Yamaha Racing.

Una decisione chiaramente legata alle uscite pubbliche di Fabio Quartararo negli ultimi mesi, critico verso il progetto e già richiamato dalla Casa madre. Per “disinnescare” eventuali nuove polemiche, Yamaha ha preferito centralizzare la comunicazione.

Pavesio ha spiegato così la sua presenza in sala stampa: “Come ben sapete, questo è l’inizio di un nuovo cammino; dopo che i nostri piloti hanno sempre dato il massimo in pista, era giusto che venissi io qui a spiegare la situazione attuale e a dire a che punto siamo con il progetto”.

Parole che confermano quanto l’azienda sia consapevole di essere lontana dagli obiettivi fissati. E mentre Honda, compagna di crisi negli ultimi anni, inizia a intravedere la luce e ha già rinunciato alle concessioni, Yamaha resta aggrappata a benefici regolamentari che per lei sono ancora vitali.

Una montagna da scalare: niente magie, solo lavoro

La strada, lo sanno tutti a Iwata, sarà lunga e faticosa. Pavesio non si nasconde: “Sappiamo che la montagna da scalare è alta, ma quando abbiamo deciso di fare questo passo eravamo consapevoli della sfida che ci aspettava. Tutti stiamo dando il 110%, così come l’azienda, e continueremo a farlo. Non esistono magie: si procede passo dopo passo, secondo dopo secondo. Siamo determinati a far crescere il progetto finché non torneremo competitivi”.

Nel frattempo, però, la pazienza comincia a incrinarsi. Non solo perché i risultati non migliorano, ma perché sembrano peggiorare. Il lavoro fatto nella scorsa stagione pare essersi dissolto in questo avvio di campionato.

Un passo indietro calcolato, ma più doloroso del previsto

Yamaha, internamente, sapeva di dover pagare un prezzo. “Sapevamo che all’inizio avremmo perso qualcosa rispetto al livello raggiunto l’anno scorso. È stato un sacrificio consapevole per ottenere maggiore costanza in gara”, spiega Pavesio.

Il dirigente porta un esempio preciso: “Il sabato, per dire, non è andata male, perché la distanza tra la prima Yamaha e il vincitore era la stessa dell’anno scorso, ma nella gara di oggi abbiamo sofferto di più”.

La logica è chiara: accettare un passo indietro immediato per costruire una base tecnica più solida, soprattutto in condizioni di gara completa, gestione gomme, trazione e degrado. Ma la realtà della pista è più amara del previsto.

Pavesio insiste: “È la sfida che dobbiamo affrontare per tornare dove vogliamo essere, cioè davanti”. E aggiunge, senza giri di parole: “Non è facile, ma non c’è un’altra strada da seguire, perché si tratta solo di lavorare”.

Alla domanda su quanto tempo servirà per “arredare” questo nuovo progetto, il manager evita previsioni: “Oggi è molto difficile parlare in termini di mesi. Ogni volta che scendiamo in pista emergono aspetti da migliorare e capire. Stiamo ancora comprendendo a fondo la base del progetto”.

Per una struttura abituata a vincere con Lorenzo, Rossi e lo stesso Quartararo, ammettere di essere ancora alla fase di comprensione della “base” è un segnale di quanto sia profondo il cambio di rotta.

Il progetto Yamaha MotoGP oggi: dove sono i nodi

Dettaglio Descrizione
Motore Nuovo V4 in fase di sviluppo, ancora lontano da rivali in velocità di punta e sfruttabilità
Prestazioni Peggior avvio di sempre in MotoGP, con Yamaha spesso nelle ultime posizioni
Affidabilità Problemi ai test di Sepang hanno rallentato il programma e imposto correzioni urgenti
Concorrenza Ducati e Aprilia dominano in velocità e pacchetto complessivo; Honda in lenta ma visibile ripresa
Strategia Sacrificio a breve termine per costruire una base più solida e costante in gara

Tensione sotto traccia: Quartararo, Razgatlioglu e il morale del box

Sul piano umano, la situazione è delicata. Quartararo, campione del mondo e riferimento tecnico del progetto, ha parlato più volte di frustrazione e limiti cronici del pacchetto, tanto da ricevere un richiamo dalla Casa. Razgatlioglu, al debutto in MotoGP dopo aver fatto la differenza in Superbike, si trova catapultato in un contesto in piena ricostruzione.

Non è un caso che Pavesio abbia parlato di un Quartararo quasi “disperato” nel tentativo di aiutare Toprak ad adattarsi e a tirare fuori il massimo da una moto che oggi non è all’altezza delle sue ambizioni.

In questo scenario, anche un episodio leggero diventa prezioso per il morale. Dopo la conferenza stampa, un giornalista gli ricorda scherzosamente la vittoria nella gara di Tuk Tuk a squadre del mattino, conquistata da Miller e Razgatlioglu. Pavesio sorride: “Certo che sì. È esattamente quello che ho detto ai ragazzi per mantenere alta la motivazione”.

Dietro la battuta, c’è una verità semplice: quando la prestazione non arriva, tenere unito il gruppo è l’unica vera arma a disposizione.

Yamaha non scappa: crisi accettata, sfida rilanciata

Yamaha ha scelto di non nascondersi. Ha messo a tacere i piloti per evitare uno scontro pubblico, ma ha mandato il proprio responsabile a spiegare, a prendersi le critiche, a ribadire che non esistono scorciatoie.

La montagna da scalare è alta, il V4 è ancora un cantiere aperto e la concorrenza non aspetta. Ma per una Casa con la storia di Yamaha, l’unica via è quella che Pavesio ha ripetuto più volte: lavorare, un passo alla volta, finché la M1 di nuova generazione non tornerà a essere una moto da podio.

Per ora, la realtà è brutale. Ma a Iwata, almeno, hanno avuto il coraggio di guardarla in faccia.

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Mario Bruno

Mario Bruno

Ex giornalista automobilistico con molti anni di esperienza nel settore. Oggi, attraverso il mio blog, condivido la mia passione per i motori: dalle innovazioni tecnologiche e dai consigli pratici sulla manutenzione alle emozioni del motorsport. Il mio mondo si muove su due e quattro ruote.