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Pirelli alza le pressioni delle gomme F1 per l’Australia 2026

Pirelli alza le pressioni delle gomme F1 per l’Australia 2026

Nuove monoposto, nuove Pirelli: Melbourne come banco di prova

Il Gran Premio d’Australia 2026 non sarà soltanto il via del nuovo ciclo tecnico della Formula 1. A Melbourne debuttano anche i nuovi pneumatici Pirelli, più stretti e con diametro complessivo ridotto rispetto alla gamma 2025, pur mantenendo il cerchio da 18 pollici.

È un cambio di filosofia: impronta a terra minore, carcassa rivista e gestione termica completamente da riscrivere per team e piloti. In questo contesto Pirelli ha scelto una mossa chiara: aumentare in modo significativo le pressioni di esercizio, soprattutto al posteriore.

Gamma mescole: conferma dei compound più morbidi

La struttura della gamma rimane invariata:

  • cinque mescole slick, dal C1 (più duro) al C5 (più morbido)
  • due opzioni da bagnato: intermedie e full wet (pioggia intensa)

Per Albert Park, Pirelli conferma l’approccio delle ultime due stagioni: mescole C3, C4 e C5, cioè il terzetto più morbido della gamma. Una scelta coerente con le caratteristiche dell’asfalto australiano, poco abrasivo e relativamente “gentile” con le gomme sull’arco del giro.

Pressioni più alte: +2,5 psi al posteriore

La vera novità sta nei valori di pressione minima prescritti. Al posteriore si passa dai 22 psi del 2025 ai 24,5 psi del 2026, quindi un incremento di 2,5 psi, mentre l’anteriore resta meno sollecitato da questa revisione.

L’obiettivo è duplice: proteggere la struttura del nuovo pneumatico, più stretto e con impronta ridotta, e tenere sotto controllo le temperature interne in un contesto regolamentare che concentra molta energia sulle ruote posteriori.

Dettaglio Descrizione
Diametro totale Ridotto rispetto alla gamma 2025
Larghezza battistrada Impronta a terra più stretta
Cerchio 18 pollici, invariato
Pressione posteriore 2025 22 psi
Pressione posteriore 2026 24,5 psi

Pressioni più alte significano spalla meno deformabile, risposta più diretta ma anche minor comfort meccanico per il pilota sui cordoli. In gara, la finestra di utilizzo sarà più stretta e la gestione del degrado diventerà ancora più strategica.

Albert Park: cittadino, veloce e poco abrasivo

Albert Park resta un circuito cittadino atipico: veloce, con lunghi tratti a gas spalancato, ma incastonato in un contesto semi-urbano. Il layout combina:

  • rettilinei rapidi
  • curve tecniche a bassa e media velocità
  • frenate impegnative in appoggio

L’asfalto è molto liscio, con un livello di abrasione ridotto. Il degrado degli pneumatici non è eccessivo e deriva più dall’energia meccanica (trazione e frenata) che da fattori termici puri. Questo permette teoricamente di considerare anche la mescola più morbida (C5) in alcune fasi di gara, ma tutto dipenderà dai carichi aerodinamici e meccanici delle nuove monoposto.

Libere decisive: bilanciare gli assi e le temperature

Le prime sessioni di prove libere avranno un peso specifico enorme. Fino a questo punto, i team non hanno mai girato a piena potenza con il pacchetto 2026: né nello shakedown di Barcellona, né nei test pre-stagionali in Bahrein di febbraio si è vista la reale configurazione da gara e qualifica.

A Melbourne si dovrà lavorare su due fronti:

  • simulazione di giro secco per capire il picco di performance delle mescole
  • long run per valutare degrado, graining e differenze di comportamento tra anteriore e posteriore

Le nuove power unit, più complesse nella gestione energetica, trasferiscono molta coppia e potenza alle ruote posteriori. Questo genera una marcata asimmetria di temperatura tra i due assi: il retrotreno tende a surriscaldarsi, mentre l’anteriore rischia di restare sotto-finestra, soprattutto in qualifica. Il set-up dovrà ridurre questo squilibrio, lavorando su assetto meccanico, distribuzione dei freni e gestione elettronica dell’erogazione.

Strategia gomme: numero di soste ancora un’incognita

Per stimare quante soste vedremo in gara bisognerà incrociare almeno due variabili fondamentali.

La prima riguarda i carichi generati dalle nuove vetture: se saranno relativamente “leggere” sulle gomme, il C5 potrebbe diventare un’opzione concreta per alcuni stint di gara su un asfalto morbido come quello di Melbourne. In caso contrario, i team si orienteranno su combinazioni più conservative C3–C4, limitando l’uso del compound più tenero alle qualifiche.

La seconda variabile è la facilità di sorpasso. Le monoposto 2026 sono più piccole e teoricamente più agili nel traffico, ma Albert Park, nonostante le modifiche recenti, resta un tracciato dove costruire il sorpasso non è semplice. Il nuovo “modo di sorpasso” previsto dal regolamento (gestione ibrida e aerodinamica rivista) potrebbe aiutare, ma finché non si vedrà la pista affollata resta un punto interrogativo. Se superare sarà difficile, i team tenderanno a minimizzare il numero di soste per non restare imbottigliati nel traffico.

Meteo di inizio autunno: variabile da non sottovalutare

Il GP d’Australia 2026 si corre a inizio autunno australe, una settimana prima rispetto al 2025. È un periodo dell’anno in cui:

  • le escursioni termiche sono marcate
  • i cambi di condizione sono rapidi
  • le piogge intermittenti sono tutt’altro che rare

Proprio le precipitazioni a tratti hanno condizionato la gara 2025, vinta da Lando Norris con pneumatici intermedi. Con i nuovi slick più stretti e le pressioni più alte, il passaggio da slick a intermedie e full wet diventerà ancora più delicato: sbagliare il timing del pit stop potrebbe costare carissimo, soprattutto su una pista dove sorpassare non è banale.

Un Pirelli nuovo, in una F1 nuova

Il debutto dei nuovi pneumatici arriva in un momento di transizione anche per Pirelli Motorsport, che ha cambiato la propria guida sportiva con l’uscita di Mario Isola. L’approccio alle pressioni in Australia conferma però una linea di continuità: massima prudenza strutturale, con la volontà di offrire comunque una gamma in grado di generare differenze strategiche significative tra i team.

Melbourne dirà quanto i simulatori ci avranno preso. Ma una cosa è chiara: con monoposto più compatte, gomme più strette e pressioni più alte, il margine di manovra dei piloti nella gestione degli pneumatici sarà ancora più determinante. E la F1 2026 inizierà a scrivere la propria storia partendo proprio da quattro piccoli patch di gomma sull’asfalto di Albert Park.

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Mario Bruno

Mario Bruno

Ex giornalista automobilistico con molti anni di esperienza nel settore. Oggi, attraverso il mio blog, condivido la mia passione per i motori: dalle innovazioni tecnologiche e dai consigli pratici sulla manutenzione alle emozioni del motorsport. Il mio mondo si muove su due e quattro ruote.