Dalla speranza al dubbio: il crollo del progetto Aston Martin–Honda
La pre‑stagione era iniziata con un’idea chiara nel paddock: il 2026 poteva essere l’anno del ritorno alla vittoria di Fernando Alonso. Nuovo ciclo tecnico, nuova power unit Honda, un team in crescita e una struttura sempre più solida a Silverstone.
Prima ancora che si spenga il primo semaforo verde, però, quel sogno si è quasi dissolto. Il lavoro di Honda, insufficiente sia in termini di potenza sia soprattutto di affidabilità, ha messo Aston Martin in una posizione drammatica. Oggi il tema non è più “quando vincerà Alonso”, ma se l’AMR26 riuscirà persino a prendere il via del primo Gran Premio.
Il fantasma del 107% incombe su Aston Martin
La storia in Formula 1 ama ripetersi. Prima in forma di tragedia, poi di farsa. Dopo l’era McLaren‑Honda del 2015, Alonso si ritrova di nuovo intrappolato in un progetto motore Honda nato male. Con una differenza inquietante: questa volta non è nemmeno garantito che la vettura sia ammessa in gara.
I test di pre‑stagione in Bahrain sono stati desolanti. Da lì sono iniziati a circolare rumor pesanti nel paddock: Aston Martin potrebbe decidere di saltare la prima gara in Australia per guadagnare tempo e presentarsi direttamente in Cina. C’è persino chi ipotizza un debutto ritardato fino al Giappone.
Al di là delle indiscrezioni, resta un dato oggettivo: la partecipazione al GP d’Australia è a rischio per una questione regolamentare. In Formula 1 esiste la regola del 107%: per essere ammesso in gara, un pilota deve ottenere in qualifica un tempo non superiore al 107% della pole position. Ed è proprio lì che l’AMR26 balla pericolosamente sul filo.
I numeri che condannano l’AMR26
Nei test di Sakhir, il miglior tempo Aston Martin è arrivato da Lance Stroll con 1:35.974, circa quattro secondi più lento del riferimento di Charles Leclerc. Su quella pista, quel crono rientrerebbe ancora nel 107%. Il problema è Albert Park.
Melbourne è un circuito con:
- rettilinei più lunghi, che accentuano il deficit di potenza della power unit Honda
- un giro relativamente corto, che restringe ulteriormente la finestra del 107%
Se prendiamo come base un 1:16.0 in qualifica, cioè un secondo più lento della pole del 2025, il tempo limite per rientrare nel 107% sarebbe intorno all’1:21.3. E questo senza considerare il salto di prestazione che faranno sicuramente i team di vertice, che ai test hanno nascosto parte del proprio potenziale o non avevano ancora portato tutti gli aggiornamenti.
In altre parole, mentre gli altri cresceranno, Aston Martin rischia di restare dov’è. E il margine per non scivolare oltre il 107% diventa sottilissimo.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Miglior tempo AM in Bahrain | 1:35.974 (Lance Stroll) |
| Gap da riferimento Leclerc | Circa +4 secondi |
| Ipotesi pole Australia | 1:15.0 (riferimento 2025) |
| Base di calcolo 107% | 1:16.0 (pole +1s ipotetico) |
| Soglia 107% stimata | 1:21.3 per essere ammessi in gara |
Il vero problema: un motore Honda che non è pronto
Se il tema fosse solo la prestazione pura, con messa a punto aggressiva e assetti estremi si potrebbe tentare un giro “tutto o niente” in qualifica per rientrare nel 107%. Il dramma è che Honda, in questa nuova era tecnica, sembra non essere nemmeno al livello minimo di affidabilità richiesto dalla Formula 1 moderna.
In Bahrain, il motore ha abbandonato Alonso il giovedì. Il venerdì la situazione è peggiorata: è stato individuato un difetto che porta alla rottura della batteria, e il team è rimasto senza ricambi disponibili. Un campanello d’allarme enorme in una categoria in cui la gestione delle componenti della power unit è ormai una scienza esatta.
La realtà è brutale: Honda non è pronta per questa nuova Formula 1. Il costruttore giapponese arriva da un ciclo vincente con Red Bull, ma il passaggio alla nuova generazione di motori, con vincoli diversi su parte ibrida, gestione energetica e packaging, sta mettendo in luce una fase di sviluppo ancora acerba.
Per Aston Martin, questo si traduce in un doppio handicap:
- un telaio AMR26 ancora “in fasce”, lontano dall’essere ottimizzato
- una power unit che non garantisce né prestazione né durata sulla distanza di un Gran Premio
Pensare di arrivare al traguardo di Melbourne, oggi, sembra quasi più utopia che obiettivo realistico.
Il deja‑vu di Alonso e la lunga traversata nel deserto
Per Fernando Alonso questo scenario ha un sapore amaro e fin troppo familiare. Dopo aver creduto di aver chiuso il capitolo delle frustrazioni tecniche con la McLaren‑Honda, si ritrova a vivere una sorta di sequel grottesco: stesso motorista, stesso copione di promesse mancate, ma in un contesto in cui il tempo sportivo del pilota è infinitamente più prezioso.
Aston Martin, che fino a pochi mesi fa veniva indicata come una delle possibili sorprese del prossimo ciclo regolamentare, rischia ora una lunga traversata nel deserto. Se il pacchetto telaio‑motore non verrà stravolto rapidamente, l’obiettivo non sarà più il podio, ma la semplice sopravvivenza in qualifica e in gara.
Il 107% a Melbourne è solo il primo grande avversario. Il resto della stagione potrebbe trasformarsi in una corsa contro il cronometro nello sviluppo, con la consapevolezza che, in Formula 1, chi parte così indietro paga il conto per anni.

