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Griglia MotoGP 2026: cosa ci dicono davvero i test di Buriram

Griglia MotoGP 2026: cosa ci dicono davvero i test di Buriram

La preseason MotoGP 2026 si è chiusa a Buriram con due giornate di test che, numeri alla mano, disegnano già una prima griglia virtuale. A cinque giorni dal via del Mondiale con il Gran Premio di Thailandia, i tempi del Chang International Circuit raccontano forze in campo, gerarchie interne ai team e qualche sorpresa pesante.

Bezzecchi-Aprilia, un segnale fortissimo

Marco Bezzecchi ha chiuso i test thailandesi davanti a tutti con un 1:28.668 che vale, di fatto, una pole virtuale. Non è solo un giro secco: è la conferma che il progetto Aprilia 2026 ha trovato una finestra tecnica perfetta a Buriram.

L’italiano ha mostrato una RS-GP stabile in inserimento e micidiale nei cambi di direzione, segno di una ciclistica affinata e di un’elettronica che riesce a scaricare a terra la potenza senza stressare troppo il posteriore. Per Noale è il segnale che la strada intrapresa con il nuovo pacchetto aerodinamico e il motore 2026 è quella giusta.

Alle sue spalle, sempre su Aprilia ma con Trackhouse Racing, c’è Ai Ogura. Il giapponese si è messo subito a suo agio, confermando che il telaio italiano perdona poco ma, se capito, restituisce un potenziale enorme sul giro secco.

Ducati: Marquez e Bagnaia, coppia da titolo

Terzo tempo per Marc Márquez (1:28.836) con la Ducati Lenovo, davanti al compagno di squadra Pecco Bagnaia (1:28.883). La Desmosedici 2026 non è stata la più veloce sul giro singolo, ma la costanza di passo vista nei long run è da allarme per gli avversari.

Márquez ha cercato il limite, anche pagandolo con qualche caduta nei giorni precedenti, ma a Buriram ha trovato il bilanciamento fra aggressività in frenata e gestione della gomma anteriore. Bagnaia, dal canto suo, ha lavorato più in ottica gara che di time attack, come spesso fa in preseason.

Alex Márquez, sesto nella combinata con il team BK8 Gresini, conferma quanto già visto nelle scorse stagioni: con una Ducati ben conosciuta sotto di lui, può essere un cliente scomodo in qualifica e nelle sprint.

KTM e GasGas: Acosta c’è, Binder in ombra

Pedro Acosta chiude sesto (1:29.021) con la Red Bull KTM Factory Racing, primo degli ufficiali KTM. Il rookie fenomeno ha mostrato una capacità impressionante di adattarsi alla MotoGP definitiva, lavorando molto sulla gestione del freno motore e sull’uscita di curva, storici punti sensibili della RC16.

Brad Binder è più attardato (12°), segno che il sudafricano ha probabilmente speso più tempo su comparazioni di materiale e set-up che sul giro secco. In casa GasGas Tech3, Maverick Viñales (15°) ed Enea Bastianini (18°) sono ancora in piena fase di comprensione del pacchetto: la base è quella KTM, ma con specifiche aerodinamiche e mappature motore che richiedono chilometri per essere sfruttate fino in fondo.

Yamaha in difficoltà: Quartararo e Rins cercano risposte

La fotografia dei tempi non è tenera con Yamaha. Jack Miller, passato a Prima Pramac Yamaha, è 16° in 1:29.672, Fabio Quartararo soltanto 17° (1:29.701) con la M1 ufficiale Monster Energy, mentre Alex Rins è 20° in 1:30.122.

Il problema non è tanto il distacco assoluto, quanto la sensazione che il margine di miglioramento sul giro secco sia limitato rispetto a Ducati e Aprilia. La nuova aerodinamica ha migliorato la stabilità in frenata, ma la M1 sembra ancora pagare in accelerazione e velocità di punta, costringendo i piloti a guidare sempre sul filo per restare agganciati al gruppo di testa.

Toprak Razgatlioglu, 21° con l’altra Pramac Yamaha, conferma quanto sia brutale il salto dalla Superbike alla MotoGP: l’abilità in staccata c’è, ma la gestione dell’elettronica e delle gomme Michelin richiede tempo.

Honda: segnali di risveglio, ma strada lunga

In casa Honda i numeri raccontano un cauto ottimismo. Joan Mir è 10° (1:29.296) con Castrol HRC, Luca Marini 13° (1:29.451), mentre Johann Zarco è 14° con LCR Honda (1:29.467) e il giovane Diogo Moreira 19° (1:29.920) sulla Pro Honda LCR.

La nuova RC213V sembra meno estrema nella distribuzione dei pesi e più gestibile in ingresso curva. Il tempo di Mir è incoraggiante, ma il vero tema sarà capire se Honda riuscirà a garantire una finestra di utilizzo ampia, che permetta ai piloti di essere veloci su circuiti molto diversi da Buriram.

VR46, Trackhouse e gli outsider di lusso

Il Pertamina Enduro VR46 Racing Team piazza Franco Morbidelli al 7° posto (1:29.071) e Fabio Di Giannantonio al 9° (1:29.173). Due Ducati clienti ma estremamente competitive, soprattutto sul giro secco. Morbidelli sembra aver ritrovato quella confidenza sull’anteriore che gli mancava da anni, mentre Di Giannantonio continua la sua crescita lineare, sempre più solido e meno “a strappi”.

Trackhouse Racing, con Ogura 2° e Raúl Fernández 11° (1:29.302), conferma che il pacchetto Aprilia può essere interpretato bene anche da un team satellite giovane ma con idee chiare. Fernández, in particolare, appare molto più maturo nella gestione del run, senza cercare il tempo a tutti i costi.

La griglia virtuale di Buriram: i tempi combinati

Dettaglio Descrizione
Marco Bezzecchi – Aprilia Racing – 1:28.668
Ai Ogura – Trackhouse Racing (Aprilia) – 1:57.754*
Marc Márquez – Ducati Lenovo Team – 1:28.836
Pecco Bagnaia – Ducati Lenovo Team – 1:28.883
Alex Márquez – BK8 Gresini Ducati – 1:28.961
Pedro Acosta – Red Bull KTM Factory – 1:29.021

\*Il tempo di Ogura riportato come 1:57.754 è evidentemente frutto di un refuso cronometrico nei dati grezzi: in pista il giapponese è stato stabilmente nel gruppo dei migliori, allineato ai riferimenti dell’1:28–1:29.

Pirro al posto di Aldeguer

Michele Pirro ha chiuso 22° in 1:31.777 con BK8 Gresini, chiamato a sostituire l’infortunato Fermín Aldeguer, che salterà anche il GP di Thailandia. Il collaudatore Ducati ha svolto soprattutto lavoro di sviluppo, più che caccia al tempo, portando in pista componenti che vedremo progressivamente sulle moto ufficiali durante la stagione.

Cosa aspettarsi al via del Mondiale

Se la griglia del GP di Thailandia fosse decisa solo dai test, avremmo:

  • Aprilia e Ducati a giocarsi la prima fila
  • KTM con Acosta pronta a inserirsi nella lotta
  • VR46 e Trackhouse come outsider capaci di rovinare i piani ai big
  • Honda in lenta risalita ma ancora lontana dal riferimento
  • Yamaha costretta a inseguire, soprattutto sul giro secco

La vera qualifica, sabato, dirà quanto questi equilibri siano reali e quanto invece frutto di programmi di lavoro diversi. Ma una cosa è chiara: la MotoGP 2026 parte con una compattezza impressionante nei tempi e un livello tecnico che non perdonerà il minimo errore di sviluppo.

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Mario Bruno

Mario Bruno

Ex giornalista automobilistico con molti anni di esperienza nel settore. Oggi, attraverso il mio blog, condivido la mia passione per i motori: dalle innovazioni tecnologiche e dai consigli pratici sulla manutenzione alle emozioni del motorsport. Il mio mondo si muove su due e quattro ruote.