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Come Mick Schumacher ha trovato fiducia sugli ovali in vista della IndyCar 2026

Come Mick Schumacher ha trovato fiducia sugli ovali in vista della IndyCar 2026

Secondo test su ovale: Phoenix come banco di prova

Mick Schumacher, che debutterà in IndyCar nel 2026, ha completato la sua seconda uscita su un ovale in un test al Phoenix Raceway, la prima volta con altri monoposto in pista contemporaneamente.

Il tedesco di 26 anni ha vissuto due giornate intensissime: 222 giri completati nelle tre sessioni sul tri-ovale da 1,6 km, quinto assoluto per numero di tornate. Sul piano velocistico ha chiuso 18° nella combinata, con un giro veloce a 171,076 mph, pari a 21,040 secondi.

«È andata bene» ha commentato Schumacher. «Mercoledì non siamo riusciti a girare tantissimo per via delle condizioni meteo, ma ciò che abbiamo fatto è stato molto efficace e i cambi di set-up sono stati davvero interessanti. In generale credo che ora abbiamo le idee chiare su come vogliamo iniziare il nostro weekend di gara qui, e da lì costruire il resto».

Dalla teoria alla pratica: il processo di adattamento agli ovali

Per Mick, che affronta la sua prima stagione completa in IndyCar al volante della #47 Honda del team Rahal Letterman Lanigan, Phoenix rappresenta un passaggio chiave nella sua maturazione sugli ovali.

All’inizio del mese aveva mosso i primi passi in solitaria al Homestead-Miami Speedway, ovale da 1,5 miglia con banking variabile. Lì ha potuto lavorare sulle basi: linee, riferimenti, gestione del traffico simulato. In Arizona, invece, ha sperimentato per la prima volta il vero contesto IndyCar: pista condivisa, riferimenti dinamici, giri veloci da incastrare nel traffico.

«Qui il giro è davvero corto» ha spiegato Schumacher. «La tornata finisce in fretta. Le curve generano tante forze G, e questo le rende molto interessanti da guidare. Credo che la cosa più utile, per me, sia osservare come lo fanno gli altri. Vederli in pista e capire come affrontano certe curve è impressionante e, si spera, riusciremo a raggiungere quel livello per il weekend di gara».

Dettaglio Descrizione
Circuito Phoenix Raceway, tri-ovale da 1,6 km
Giri completati 222 (5° per numero di tornate)
Velocità massima 171,076 mph (21,040 s sul giro)
Team Rahal Letterman Lanigan Racing, vettura #47 Honda
Contesto Secondo test su ovale, primo con altri piloti in pista

Il ruolo chiave dello spotter: la voce nella cuffia

Con altri monoposto in pista, Schumacher ha lavorato per la prima volta anche con il suo spotter, Jeff Troyer, uno dei più stimati del paddock IndyCar. Il suo curriculum parla da sé: ha seguito piloti come Oriol Servià, Tomas Scheckter, il compianto Justin Wilson e ha ricoperto il ruolo di spotter di Josef Newgarden nel suo primo titolo IndyCar nel 2017.

In questo test non ci sono state molte situazioni di side-by-side prolungato, ma il lavoro è stato comunque fondamentale: Mick ha dovuto abituarsi al ritmo di informazioni costante proveniente dalla torre, essenziale sugli ovali dove i riferimenti visivi cambiano in un attimo.

Troyer ha raccontato un episodio significativo del martedì: Schumacher si è avvicinato rapidamente a una vettura più lenta e ha provato a usare il banking in ingresso curva per decelerare, lasciando scorrere la macchina. Così facendo è uscito dalla traiettoria ideale, raccogliendo marbles e residui di gomma sugli pneumatici. Il risultato è stato un improvviso calo di grip e una sbandata a centro curva.

«Credo che quello che ha fatto sia stato semplicemente darsi un po’ più di spazio» ha spiegato Troyer. «Ha lasciato scorrere la vettura più in alto in pista per ridurre la velocità invece di frenare. Quando l’ha fatto, è uscito dalla linea e ha raccolto gomma sulle coperture. La macchina è partita. È riuscito a evitare l’impatto con il muro, ma ha scoperto sulla propria pelle cosa significa uscire dalla traiettoria su un ovale».

Un episodio tipico del processo di apprendimento sugli ovali: limite, errore controllato, correzione immediata. Proprio la dimensione in cui uno spotter esperto diventa un’estensione dei sensi del pilota.

Un nuovo orizzonte di guida: perché gli ovali lo divertono

Nonostante le insidie, Schumacher sta vivendo questa fase come una sfida positiva. Per un pilota cresciuto tra Formula 3, Formula 2 e Formula 1, il mondo degli ovali è quasi un’altra disciplina: gestione dell’aria, scie, variazioni minime di traiettoria che cambiano tutto, fiducia totale nel pacchetto meccanico e aerodinamico.

Per il tedesco, però, è un terreno stimolante: «È divertente. Una nuova sfida è sempre positiva. Come squadra stiamo lavorando duramente per avere tutto pronto e organizzato per la nostra prima gara su ovale, che sarà proprio qui tra un paio di settimane. Sì, penso che siamo in una buona posizione per imparare e arrivare preparati al debutto su ovale».

In sintesi, il lavoro di Phoenix consegna un Mick Schumacher più consapevole:

  • Ha accumulato chilometri veri in mezzo al traffico, non più solo simulazioni.
  • Ha iniziato a leggere linee e approcci dei veterani sugli ovali.
  • Ha sperimentato il limite della traiettoria e il comportamento degli pneumatici fuori linea.
  • Ha rodato il rapporto con uno spotter di altissimo livello.
  • Ha definito con il team una base tecnica chiara per il weekend di gara.

I numeri del cronometro, per ora, contano relativamente. Ciò che pesa davvero è la curva di apprendimento: e quella, a Phoenix, ha fatto un deciso passo in avanti verso la IndyCar 2026.

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Mario Bruno

Mario Bruno

Ex giornalista automobilistico con molti anni di esperienza nel settore. Oggi, attraverso il mio blog, condivido la mia passione per i motori: dalle innovazioni tecnologiche e dai consigli pratici sulla manutenzione alle emozioni del motorsport. Il mio mondo si muove su due e quattro ruote.