Bezzecchi re di Buriram e record Aprilia
Il GP di Thailandia a Buriram apre la stagione MotoGP con un segnale chiarissimo: Marco Bezzecchi e l’Aprilia sono oggi il riferimento della categoria. L’italiano firma una vittoria dominante e diventa il primo pilota Aprilia capace di centrare tre successi consecutivi in top class, completando un weekend perfetto dopo la pole e cancellando l’errore della Sprint del sabato.
Alle sue spalle chiudono Pedro Acosta e Raúl Fernández, con Jorge Martín quarto a completare una giornata trionfale per la casa di Noale: quattro Aprilia nelle prime cinque posizioni, contro una sola KTM e nessuna Ducati in top 5. Si interrompe così la striscia di 88 podi consecutivi per la Casa di Borgo Panigale.
Condizioni estreme e scelta gomme obbligata
Il Chang International Circuit ha accolto la MotoGP con condizioni al limite:
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Tracciato | Circuito Internazionale di Chang (Buriram) |
| Giri gara | 26 |
| Temperatura aria | 35°C |
| Temperatura asfalto | 55°C |
| Gomma anteriore | Soft (scelta unanime) |
| Gomma posteriore | Medium (scelta unanime) |
Il caldo ha imposto una gestione chirurgica delle gomme, soprattutto del posteriore. Quasi tutti i commenti a fine gara convergono su un punto: le ultime sei-sette tornate sono state una questione di sopravvivenza, con i piloti costretti a bilanciare passo e conservazione dello pneumatico.
Partenza: Bezzecchi scatta e non si volta più
Alla partenza, semaforo spento e Bezzecchi perfetto nello spunto: mantiene la leadership dalla pole e prova subito a fare selezione. Alle sue spalle si accodano Marc Márquez e Raúl Fernández, con Jorge Martín quarto e Pedro Acosta più staccato, intorno alla settima posizione, alle prese con il traffico e un gruppo molto compatto.
Già nelle prime tornate emerge un dato chiave: le Aprilia riescono a girare costantemente in 1:30 alto, 1:31 basso, con una stabilità in inserimento e trazione che le Ducati non riescono a replicare. Bezzecchi comincia a mettere decimi tra sé e Fernández, mentre Márquez deve difendersi da un blocco di Aprilia sempre più aggressive.
Aprilia detta il ritmo, Ducati soffre
La prima fase di gara fotografa il nuovo equilibrio della griglia:
- Bezzecchi impone il ritmo con giri veloci e margine crescente.
- Raúl Fernández, nonostante il dolore accusato già nel warm-up, resta l’unico a tenere vagamente la sua scia.
- Jorge Martín e poi Pedro Acosta si inseriscono nella lotta per il podio, mentre Marc Márquez comincia a perdere terreno nella seconda metà del tracciato.
Le Ducati non “carburano”: Marc è l’unico a tenere il passo del gruppo di testa nella fase iniziale, ma col passare dei giri fa sempre più fatica. Fabio Di Giannantonio, Álex Márquez e Pecco Bagnaia restano sì in top 10, ma lontani dalla zona podio. Per un costruttore abituato a monopolizzare il podio, vedere quattro Aprilia e una sola KTM davanti è un campanello d’allarme pesante.
La battaglia tutta spagnola per il podio
A metà gara la corsa si stabilizza davanti: Bezzecchi ha oltre due secondi su Raúl Fernández, che a sua volta gestisce tre secondi di margine su Pedro Acosta. Ma dietro il murciano la situazione è in ebollizione.
Pedro si incolla alla Aprilia di Jorge Martín e comincia un duello di nervi e di traiettorie, con qualche tocco leggero ma pulito: un confronto che riporta alla mente la bagarre della Sprint del sabato con Marc Márquez, quella che era costata una penalità al catalano e aveva consegnato ad Acosta la sua prima vittoria (seppur in formato corto).
Márquez, nove volte campione del mondo, prova a sfruttare ogni spiraglio: in un frangente firma addirittura un “2×1” approfittando della lotta tra Martín e Acosta per portarsi terzo. Ma è un fuoco di paglia: nella seconda parte del circuito la sua Ducati non gli consente di difendersi, e le Aprilia lo riprendono e lo superano in accelerazione e percorrenza.
Acosta, gestione e velocità da veterano
Pedro Acosta, dopo qualche tentativo andato lungo in staccata (curva 3 e ultima curva), trova il varco giusto e si libera di Martín, entrando finalmente in zona podio. Da lì in poi cambia passo: è il più veloce in pista nelle fasi centrali e riduce progressivamente il gap da Raúl Fernández.
Il murciano lavora sul medio posteriore con la lucidità di un pilota esperto, nonostante sia alla sua prima stagione completa in MotoGP. A quattro giri dalla fine arriva il sorpasso decisivo su Raúl in curva 3: un attacco pulito, deciso, che vale la seconda posizione e, soprattutto, la conferma della leadership mondiale.
Crollo gomme e gestione finale
Negli ultimi sei giri la parola chiave è una sola: degrado. Molti piloti parlano di “gomma posteriore distrutta”, e lo si vede chiaramente dai tempi che si alzano. Raúl Fernández comincia a soffrire vistosamente, perdendo decimi su decimi da Acosta e allargando il margine su Jorge Martín, ormai rassegnato al quarto posto.
Bezzecchi, invece, può permettersi di amministrare: con oltre sei secondi di vantaggio a due giri dal termine, l’italiano dell’Aprilia guida pulito, senza stressare inutilmente gomme e motore. È la fotografia di un pacchetto tecnico perfettamente bilanciato: motore, ciclistica e gestione elettronica lavorano in armonia, soprattutto in condizioni di grip limite come quelle di Buriram.
Dramma Márquez: foratura e zero pesante
Quando la top 5 sembra ormai consolidata, arriva il colpo di scena: Marc Márquez accusa una foratura al posteriore. Il contatto con un cordolo o una sconnessione manda KO la gomma e la ruota, costringendolo al ritiro con uno zero pesantissimo dopo una gara in cui, pur in difficoltà, era comunque in lotta per un piazzamento solido.
La “debacle dei Márquez” si completa con la caduta di Álex, scivolato mentre era in ottava posizione. Anche Joan Mir, autore di una gara in rimonta molto concreta, è costretto al ritiro per problemi tecnici alla sua moto Honda proprio quando era entrato in top 10 e stava girando su tempi interessanti.
La Sprint del sabato e la penalità a Márquez
Il weekend thailandese è stato acceso anche fuori dalla gara lunga. Nella Sprint del sabato, il primo successo MotoGP di Pedro Acosta è arrivato in modo controverso, dopo la penalità inflitta a Marc Márquez per un contatto all’ultima curva proprio con il murciano.
La sanzione ha diviso il paddock: alcuni piloti l’hanno ritenuta corretta, altri eccessiva per un duello considerato “da MotoGP”, duro ma spettacolare. Márquez ha accettato la decisione, pur sottolineando il ritardo con cui gli è stato comunicato il messaggio di penalità. Acosta, dal canto suo, ha parlato di “tocco che rende la MotoGP più attraente”, confermando di aver definitivamente cambiato mentalità in ottica 2025: meno pressione, più concretezza.
Dichiarazioni e stato di forma dei protagonisti
Dai box Aprilia traspare soddisfazione e consapevolezza: il doppio podio, sommato alla vittoria di Bezzecchi, pesa non solo in classifica ma anche psicologicamente. Il team ricorda quanto fosse complicato raccogliere punti solo un anno fa: oggi, con quattro moto competitive, Noale è la struttura più completa della griglia.
Bezzecchi sottolinea l’importanza di cancellare l’errore del sabato: con il medio posteriore aveva trovato un ottimo ritmo già nel warm-up e in gara ha potuto sfruttarlo al meglio. Altri piloti, invece, ammettono di non essere riusciti a gestire la stessa gomma come avrebbero voluto, pagando nel finale con un crollo drastico delle prestazioni.
Anche Raúl Fernández, nonostante il dolore fisico e le difficoltà nelle ultime tornate, esce dal weekend con la consapevolezza di avere finalmente un pacchetto per lottare stabilmente davanti.
Classifica di gara e quadro tecnico
La bandiera a scacchi sancisce un risultato che, più che una semplice fotografia, sembra l’anteprima di un nuovo equilibrio di forze in MotoGP:
- 1° Marco Bezzecchi (Aprilia) – Vittoria dominante, terzo successo consecutivo.
- 2° Pedro Acosta (KTM) – Leader del Mondiale, gestione gara da veterano.
- 3° Raúl Fernández (Aprilia) – Dolore fisico ma podio pesantissimo.
- 4° Jorge Martín (Aprilia) – Solido, ma mai davvero in grado di attaccare per il podio nel finale.
- 5° Aprilia/KTM – Quattro Aprilia e una KTM in top 5, Ducati fuori dai primi cinque dopo 88 podi consecutivi.
Ducati salva solo parzialmente la faccia con Di Giannantonio, Álex Márquez e Bagnaia in top 10, ma lontani dalla lotta per la vittoria. Per un costruttore abituato a dettare legge, Buriram rappresenta un campanello d’allarme da non ignorare.
Prospettive verso il GP del Brasile
Il Mondiale si ferma ora per tre settimane prima del ritorno del GP del Brasile, atteso in calendario dopo quasi 25 anni di assenza. Si arriverà su un tracciato diverso per layout e condizioni, ma con alcune certezze rinnovate:
- Aprilia esce dalla Thailandia come pacchetto più completo della griglia.
- Acosta conferma di essere già un contendente al titolo, non solo una promessa.
- Ducati deve reagire subito, soprattutto sul fronte gestione gomme e trazione in condizioni di grip critico.
- Márquez, nonostante lo zero, ha mostrato sprazzi di competitività, ma il binomio con la Ducati ufficiale deve ancora trovare il vero punto di equilibrio.
Buriram non è stato solo un debutto stagionale: è stato un avvertimento per chi pensava che il copione 2024 si sarebbe semplicemente ripetuto. A Noale hanno cambiato pagina, e lo hanno fatto in maiuscolo.

