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La carta segreta della Ferrari per assaltare la prima curva in Australia

La carta segreta della Ferrari per assaltare la prima curva in Australia

Ferrari, viaggio blindato verso Melbourne e obiettivo dichiarato: partire davanti

La crisi geopolitica in Medio Oriente ha complicato la logistica del Circus: la chiusura degli aeroporti negli Emirati ha costretto diversi team di Formula 1 a ridisegnare i piani di viaggio verso l’Australia. A Maranello non hanno voluto correre rischi: Ferrari ha organizzato un volo charter dedicato, con rotta alternativa via Singapore, per assicurare la presenza al via del GP d’Australia, che aprirà il Mondiale 2026 sul tracciato di Melbourne.

Sul fronte sportivo, però, il Cavallino arriva con fiducia. Dopo aver chiuso in testa i test invernali in Bahrain, la SF-26 si presenta come una monoposto equilibrata, con Charles Leclerc – fresco di matrimonio – a fare da riferimento in classifica. Il materiale è già partito: in fabbrica si è lavorato senza sosta per preparare una tripletta di inizio stagione tutt’altro che banale, con Australia, Cina e Giappone concentrati nel solo mese di marzo.

Il gruppo tecnico guidato da Loic Serra ha passato al setaccio i dati del simulatore e quelli raccolti a Sakhir. Il quadro che emerge è incoraggiante, soprattutto su un punto che negli ultimi anni è stato spesso il tallone d’Achille della rossa: la gestione del degrado degli pneumatici.

SF-26: equilibrio aerodinamico e gomme finalmente sotto controllo

Il segnale più positivo arrivato dai test riguarda proprio il comportamento della SF-26 sulle gomme. La vettura ha mostrato un equilibrio aerodinamico molto più maturo rispetto alle stagioni precedenti, grazie anche all’introduzione, nella seconda sessione in Bahrain, del sistema FTM.

Il Flick Tail Mode è la definizione, volutamente sofisticata, di un flap verticale montato con un’interpretazione molto fine del regolamento, posizionato davanti allo scarico centrale. Una soluzione che non è semplice orpello tecnico: funziona, e soprattutto lavora esattamente dove alla Ferrari serviva.

L’obiettivo era chiaro: generare carico verticale sufficiente al retrotreno per trasferire energia agli pneumatici posteriori, senza pagare un conto salato in termini di resistenza all’avanzamento. Il FTM sembra riuscirci, contribuendo a una monoposto che non “strappa” le gomme ma nemmeno le manda in crisi per surriscaldamento dopo pochi giri.

Scarico soffiato: il doppio colpo della SF-26

In Australia vedremo una SF-26 dotata di piccoli, ma mirati aggiornamenti per massimizzare il rendimento dello scarico soffiato. I gas incandescenti, deviati e gestiti dal flap, svolgono una doppia funzione:

  • potenziano l’effetto estrattore del flusso dal diffusore
  • aumentano l’efficienza dell’ala posteriore superiore, senza generare drag eccessivo

È una reinterpretazione moderna del concetto di scarico soffiato, adattata alle regole 2026. L’idea è quella di usare i gas come “strumento aerodinamico attivo” nei limiti del regolamento, dando una mano sia alla stabilità del retrotreno sia alla velocità di punta, senza cadere nella trappola di una vettura troppo caricata e lenta sui rettilinei di Albert Park.

L’ala “Macarena”: arma per Shanghai più che per Melbourne?

La tentazione, ovvia, sarebbe replicare in blocco il pacchetto Bahrain, ma a Maranello stanno ragionando con freddezza. L’ala posteriore “Macarena” – il profilo sperimentale che ha fatto discutere dopo i pochi giri concessi a Lewis Hamilton nei test – resta nel materiale omologato Ferrari, ma difficilmente sarà la prima scelta per Melbourne.

La logica è semplice: i tecnici della Gestione Sportiva vogliono misurare il potenziale della SF-26 in configurazione base, quella che ha garantito il miglior compromesso tra carico, efficienza e gestione gomme. Inserire subito un elemento aerodinamico così caratterizzante rischierebbe di spostare il bilanciamento e “sporcare” la lettura dei dati.

La “Macarena” potrebbe diventare un’arma tattica più adatta a Shanghai, pista dove l’efficienza aerodinamica e la gestione del lungo rettilineo principale assumono un peso specifico diverso. La decisione definitiva, comunque, verrà riconsiderata dopo le libere del venerdì a Melbourne: il margine per cambiare idea resta, ma la linea di principio è quella della prudenza razionale.

Mercedes favorita, ma la Ferrari punta tutto sulla partenza

I pronostici della vigilia mettono la Mercedes davanti a tutti. A Brackley si sono nascosti parecchio nei test, ma il W17, al netto di qualche grattacapo di affidabilità meccanica, sembra una monoposto nata bene, spinta da una power unit ancora considerata il riferimento.

Eppure diversi osservatori invitano a non sottovalutare la Ferrari. Anche se la SF-26 non appare, sul giro secco, la vettura assolutamente più veloce del lotto, ha un’arma che potrebbe pesare moltissimo proprio a Melbourne: la partenza.

La power unit 067/6 dispone del famoso “turbino”, un’evoluzione del sistema di sovralimentazione che riduce in modo sensibile il turbo lag, migliorando la prontezza di risposta dell’erogazione. I test hanno mostrato con chiarezza quanto i motori del Cavallino siano in grado di far scattare la vettura dalla griglia con una rapidità impressionante.

Su una pista come Albert Park, dove la prima staccata dopo il via è spesso decisiva per impostare la gara, la possibilità di lanciare due SF-26 davanti a tutti alla prima curva non è uno scenario da fantascienza, ma un obiettivo realistico.

Dettaglio Descrizione
Power unit Ferrari 067/6 V6 turbo ibrida con “turbino” evoluto
Punto di forza Prontezza in partenza e migliore gestione del turbo lag
Pacchetto aerodinamico Scarico soffiato con Flick Tail Mode (FTM)
Obiettivo principale Mantenere l’equilibrio gomme–carico aerodinamico
Pista chiave Melbourne: importanza della posizione alla prima curva

V6 di Gualtieri e gestione energia: perché l’Australia può esaltare la SF-26

La qualità del V6 progettato da Enrico Gualtieri può trasformarsi in una risorsa cruciale proprio in Australia. Il layout di Albert Park, nella sua configurazione 2026, pone limiti importanti sulla ricarica della batteria: le zone di forte rigenerazione in frenata non sono così numerose e l’uso oculato dell’energia elettrica diventa determinante.

In un contesto dove le opportunità di sorpasso rischiano di essere meno abbondanti del previsto, partire davanti e avere una monoposto “risparmiatrice” con gli pneumatici assume un valore doppio. Una SF-26 gentile sulle gomme può permettere a Leclerc e al suo compagno di spingere nei momenti chiave senza ritrovarsi, dopo pochi giri, con un crollo di prestazione.

La combinazione tra efficienza aerodinamica, buon bilanciamento meccanico e una power unit reattiva, ma non famelica in termini di energia, è esattamente ciò che serve in una gara in cui la strategia potrebbe essere più bloccata di quanto i regolamenti 2026 lascino intuire sulla carta.

Ferrari più prudente nelle parole, ma più forte nei fatti

A differenza di quanto visto in passato, a Maranello hanno abbandonato proclami e slogan. Niente frasi roboanti, niente promesse di dominio. Ma dietro la comunicazione più sobria si percepisce la consapevolezza di aver fatto un passo avanti concreto.

La domanda che tutti si pongono nel paddock è una sola: dove si collocherà la SF-26 nella gerarchia dei quattro grandi (Mercedes, Red Bull, Ferrari, McLaren)? La risposta arriverà già a Melbourne, ma le sensazioni interne al team sono nettamente migliori rispetto alla vigilia del 2025.

Se la carta segreta della partenza funzionerà e la gestione gomme confermerà i progressi visti in Bahrain, la Ferrari potrebbe non limitarsi a difendersi, ma dettare il ritmo sin dalla prima curva della nuova era 2026.

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Mario Bruno

Mario Bruno

Ex giornalista automobilistico con molti anni di esperienza nel settore. Oggi, attraverso il mio blog, condivido la mia passione per i motori: dalle innovazioni tecnologiche e dai consigli pratici sulla manutenzione alle emozioni del motorsport. Il mio mondo si muove su due e quattro ruote.