La mitica quattro cilindri di Tokyo del 1991 rinasce in chiave radicale: fibra di carbonio ovunque, ciclistica da pista e un’estetica che abbandona il vintage per avvicinarsi alle supersportive più attuali.
La Honda CB750 è storia pura del motociclismo. Dal 1969 ha sedotto generazioni di appassionati ed è diventata una delle basi più usate al mondo per progetti di customizzazione. Massimo Carriero, però, ha scelto una strada diversa rispetto alla solita reinterpretazione classica.
Partendo da una Honda CB750 F2 del 1991, Carriero Corse ha lavorato con un obiettivo preciso: ispirarsi alle vecchie café racer, ma innestando prestazioni, ergonomia e aggressività visiva proprie delle superbike moderne. Il risultato è una special da museo, pensata per chi cerca esclusività e velocità senza compromessi.
Ciclistica rivoluzionata: da tranquilla naked a arma da curva
Il tradizionale schema con doppio ammortizzatore posteriore della CB750 sparisce. Al suo posto, Carriero Corse adotta un monoammortizzatore Öhlins completamente regolabile, collegato a un forcellone artigianale che combina lamiera metallica e fibra di carbonio.
Questo nuovo forcellone è più corto dell’originale e accorcia l’interasse di ben 136 mm. Una variazione enorme sulle quote ciclistiche di una moto nata turistica, che si traduce in una reattività nettamente superiore nei cambi di direzione. A completare il pacchetto, davanti arriva una forcella rovesciata Öhlins e piastre di sterzo ricavate dal pieno specifiche per questo progetto.
Componenti “pata negra”: solo il meglio per freni, ruote e comandi
La trasformazione non si ferma alle sospensioni. L’obiettivo è chiaro: più controllo, più potenza frenante, meno peso rispetto alla CB750 F2 di serie.
Le ruote originali lasciano spazio a leggere cerchi Marchesini in alluminio forgiato, gommati con Pirelli Diablo Rosso II: una scelta che porta la moto nel territorio delle sportive moderne, con un grip di riferimento sia su strada sia tra i cordoli.
L’impianto frenante si affida a Brembo, con pompe e leve della casa italiana a comandare dischi anteriori da 320 mm. Il feeling alla leva è da moto racing, in linea con il livello del resto del progetto. Sui comandi spiccano i manopole e il comando gas Domino, oltre alle pulsantiere in stile Racing che rafforzano l’impronta da moto da competizione.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Base di partenza | Honda CB750 F2 (1991) |
| Forcellone | Artigianale accorciato, metallo + fibra di carbonio |
| Sospensioni | Monoammortizzatore e forcella rovesciata Öhlins |
| Ruote | Cerchi Marchesini in alluminio forgiato |
| Freni anteriori | Pompe e leve Brembo, dischi da 320 mm |
| Pneumatici | Pirelli Diablo Rosso II |
Motore, fibra di carbonio ed elettronica: ricetta per una giovinezza eterna
Sotto la carrozzeria non è rimasto quasi nulla di originale. Il quattro cilindri in linea è stato oggetto di una ricostruzione completa, con un aumento di cilindrata fino a 866 cc, pistoni realizzati su misura, cilindri rettificati e rapporto di compressione rivisto al rialzo. Una cura che porta il vecchio propulsore Honda su un altro piano in termini di spinta e reattività.
I carburatori respirano attraverso filtri in spugna in stile prototipo, mentre il cambio diventa a 6 marce, soluzione più adatta a sfruttare la nuova curva di coppia. L’azionamento della frizione è ora idraulico, con attuatore CNC Racing, per una modulabilità e una precisione degne di una sportiva contemporanea.
Anche l’elettronica viene portata nel presente:
- Sistema di accensione keyless senza chiave
- Batteria agli ioni di litio Antigravity, più leggera e performante
- Bobine ad alto rendimento Dynatek
Sul piano estetico, la fibra di carbonio interviene su parafango anteriore e parte del carenaggio, alleggerendo e rendendo più aggressiva la linea. L’illuminazione è completamente a LED, mentre la grafica è stata sviluppata in collaborazione con Jackem Design: una livrea che firma definitivamente il carattere di questa supersportiva artigianale.
Da café racer a supersportiva moderna
«Le café racer sono nate dalle sfide informali tra piloti» racconta Massimo Carriero. «Ma con l’aumentare della competitività, le capacità di guida sono evolute insieme ai continui miglioramenti meccanici, seguendo la stessa logica che ha sempre spinto lo sviluppo del motorsport».
Questa CB750 F2 by Carriero Corse incarna esattamente quella filosofia: dimostra che, con la giusta visione tecnica e componentistica di alto livello, una classica degli anni ’90 può trasformarsi in una supersportiva moderna capace di accendere le passioni. Una vera “pata negra” su due ruote, che unisce il fascino di un’icona d’epoca alle prestazioni e alla precisione di una sportiva di oggi.



