Bandiere a scacchi per il diesel: cosa sta cambiando davvero
Nel mercato europeo oggi solo pochi modelli elettrici d’élite superano gli 800 km di autonomia, con prezzi fuori portata per la maggioranza degli automobilisti. La nuova ondata tecnologica che arriva dalla Cina promette di ribaltare lo scenario: raddoppiare l’autonomia e, soprattutto, renderla economicamente accessibile.
Il protagonista è sempre lo stesso: la batteria. Ma non più quella agli ioni di litio tradizionale, bensì la batteria allo stato solido, il tassello che potrebbe segnare l’inizio della fine del motore diesel come lo conosciamo.
Batterie allo stato solido: perché sono diverse
Le batterie allo stato solido sostituiscono l’elettrolita liquido con un materiale solido. Sembra un dettaglio, ma per un progettista di auto è una rivoluzione.
Più densità energetica significa:
- più energia immagazzinata a parità di peso e volume.
Tradotto in termini automobilistici:
- stessa autonomia con un pacco batteria più compatto e leggero, oppure
- molta più autonomia mantenendo ingombri simili a quelli attuali.
In pratica, si liberano spazi nel pianale, si riduce il peso complessivo del veicolo e si aprono nuove possibilità per il layout di sospensioni, abitacolo e vani di carico. Non è solo una “batteria migliore”: è un nuovo modo di progettare l’auto elettrica.
Changan e il piano cinese per i 1.600 km
Nel panorama globale, la Cina è un giro avanti. Tra le cosiddette “quattro giganti” c’è Changan, costruttore che ha appena iniziato le vendite anche in Europa e che punta a usare le batterie allo stato solido come arma strategica.
Già nel 2023 Changan ha presentato i primi prototipi di batterie allo stato solido, annunciando lo sviluppo di otto tipologie di celle dedicate a diversi utilizzi (dalle citycar ai veicoli ad alte prestazioni) entro il 2030. Ma il cronoprogramma si è fatto più aggressivo: la tecnologia potrebbe arrivare su auto di serie già nel 2026.
Secondo i dati dichiarati dall’azienda:
- densità energetica: 400 Wh/kg
- autonomia stimata: circa 1.500 km secondo ciclo CLTC cinese
La stima è stata elaborata con sistemi di diagnosi basati su intelligenza artificiale, che indicano anche un miglioramento della sicurezza del 70% rispetto alla precedente generazione di batterie sviluppate dal marchio.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Densità energetica | 400 Wh/kg (batteria allo stato solido Changan) |
| Autonomia stimata | ≈ 1.500 km (ciclo CLTC) |
| Avvio adozione su veicoli | Fine terzo trimestre 2026 |
| Possibile inizio vendite | Prima metà 2027 |
| Obiettivo 2030 | Fino a 1.600 km di autonomia omologata |
La roadmap è chiara:
- fine terzo trimestre 2026: prime applicazioni su veicoli elettrici Changan;
- quarto trimestre 2026: test su strada e omologazioni;
- prima metà 2027: avvio produzione di serie e commercializzazione.
Parallelamente, nei laboratori Changan si lavora già allo step successivo: portare l’autonomia omologata a 1.600 km entro il 2030. È un target che, se confermato in cicli di omologazione più severi di quello cinese, metterà definitivamente all’angolo il diesel sulle lunghe percorrenze.
Non solo Changan: l’offensiva cinese allo stato solido
Changan non è un caso isolato. In Cina la corsa alla batteria allo stato solido coinvolge altri colossi:
- Dongfeng
- SAIC Motor
- GAC Group
- CATL
- BYD
Tutti hanno annunciato l’arrivo delle prime batterie allo stato solido tra il 2027 e il 2030. Parliamo di gruppi che forniscono non solo i propri marchi, ma anche brand occidentali: quello che nasce come tecnologia “cinese” è destinato a finire sotto il pianale di molte auto vendute in Europa.
Per il cliente finale significa vedere, nel giro di pochi anni, SUV e berline elettriche con autonomie che oggi associamo solo ai turbodiesel più efficienti, ma con costi di esercizio e manutenzione radicalmente diversi.
Toyota, Mercedes e gli altri: la risposta globale
Anche fuori dalla Cina nessuno vuole restare alla finestra. Toyota, che da anni insiste sull’ibrido come soluzione di transizione, ha già dichiarato di voler portare le batterie allo stato solido su strada fra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.
Nello stesso orizzonte temporale si muovono:
- Volkswagen
- Nissan
- Mercedes-Benz
Mercedes ha già effettuato un test particolarmente significativo: nel settembre scorso ha messo su strada una EQS modificata, equipaggiata con una batteria allo stato solido fornita da Factorial Energy. Risultato: 1.200 km con una sola carica, in condizioni di guida reale, non da laboratorio.
Parliamo ancora di prototipi, ma il messaggio è chiaro: l’obiettivo è portare questa tecnologia in produzione prima del 2030. E quando costruttori premium come Mercedes iniziano a validare sul campo soluzioni simili, significa che la catena industriale (fornitori, impianti, standard di sicurezza) è già in fase avanzata di maturazione.
Cosa significa per il futuro del diesel
Se un’elettrica di segmento medio potrà percorrere 1.200–1.600 km con una carica, il principale vantaggio del diesel – l’autonomia sulle lunghe distanze – perde gran parte del suo senso. A quel punto la scelta non sarà più tra “fare il pieno in 5 minuti” o “caricare per ore”, ma tra:
- un’auto con motore termico complesso, vincolata a normative sempre più restrittive, con costi di manutenzione elevati nel lungo periodo;
- un’elettrica con pacco batteria più leggero, più sicuro, con cicli di ricarica sempre più rapidi e una rete di infrastrutture in costante espansione.
Il diesel non sparirà dall’oggi al domani, soprattutto nei veicoli commerciali pesanti e in alcuni mercati emergenti. Ma con batterie allo stato solido da 400 Wh/kg e oltre, l’auto privata a gasolio inizia davvero a vedere la bandiera a scacchi.
Per chi ama la guida, le prospettive sono tutt’altro che deprimenti: meno peso, baricentri ancora più bassi, piattaforme nate per l’elettrico e non adattate, e motori elettrici sempre più sofisticati nella gestione della coppia. Sarà un modo diverso di vivere l’auto, ma non per forza meno appassionante.



