L’elemento di design più riconoscibile di Monaco
Nel design automobilistico moderno esiste forse un segno distintivo più immediato delle “doppie narici” BMW? In quasi un secolo la calandra bavarese è stata stretta, larga, verticale, orizzontale, quasi scomparsa sulle elettriche e poi tornata gigantesca. C’è chi la rimpiange “com’era una volta” e chi non accetta l’era delle griglie XXL. Il problema è che, dopo decine di evoluzioni, non è più così semplice decidere quale sia la versione “giusta”.
Ripercorriamo l’evoluzione della calandra BMW, dalle origini del marchio fino alle ultime generazioni, per capire da dove arrivano le narici e perché oggi sono così grandi.
Le prime BMW: auto senza “faccia” di marca
Negli anni Venti BMW costruiva solo motociclette. Nessuna calandra iconica, nessun elemento frontale riconoscibile. Quando l’azienda acquisì Dixi e iniziò a produrre la 3/15 – copia su licenza della Austin Seven – nello stabilimento di Eisenach, il primo modello a portare il logo BMW non aveva ancora nulla che lo distinguesse davvero dagli altri piccoli dell’epoca.
Il primo “muso BMW” come lo intendiamo oggi, quindi, non nasce con il primo modello a quattro ruote del marchio.
Come nasce la doppia calandra BMW
La griglia sdoppiata appare per la prima volta nel 1933, con la famiglia BMW 303. Qui compaiono due enormi “narici” che occupano praticamente tutta la parte frontale. In proporzione, la superficie è persino superiore a quella dell’attuale Serie 4.
Bisogna però leggere il design nel contesto degli anni Trenta: quasi tutte le auto dell’epoca avevano calandre enormi. I motori a combustione e i sistemi di raffreddamento richiedevano il massimo afflusso d’aria possibile. Basta guardare una Ford degli anni Venti–Trenta: la griglia occupa tutto il “naso”.
I designer BMW, dividendo la calandra in due sezioni, riuscirono a:
- alleggerire visivamente il frontale rispetto alla concorrenza
- creare un “cuneo” aerodinamico grazie all’inclinazione delle due superfici l’una verso l’altra
Il pubblico apprezzò subito questo trucco stilistico. Da allora la doppia calandra è diventata il tratto più riconoscibile delle BMW di serie. Se dobbiamo parlare di “narici originali”, sono proprio quelle grandi e verticali della 303. In questo senso, l’attuale Serie 4 non inventa nulla: torna alle radici del linguaggio formale BMW.
BMW 328: lo sportivo che affina la calandra
Nel 1936 arrivano la berlina 326 e la leggendaria sportiva 328. Qui la calandra si fa più stretta e slanciata, per integrarsi meglio con la linea più filante e aerodinamica della carrozzeria.
Per circa un quarto di secolo le “narici” BMW restano sostanzialmente di questo tipo, senza generare particolari discussioni. Non tutti, però, erano soddisfatti. Nel 1937 l’industriale tedesco Hans Klepper commissiona alla carrozzeria Wendler un coupé su base BMW 328 con frontale completamente ridisegnato: niente doppia calandra, sostituita da feritoie ricavate direttamente nella lamiera e una terza grande parabola centrale. Un esperimento curioso, rimasto isolato.
Il dopoguerra: le BMW senza narici
La sede BMW è sempre stata a Monaco, ma uno degli stabilimenti storici si trovava a Eisenach, città che dopo la guerra finisce nella Germania Est. Il regime comunista riprende la produzione della 326 ristilizzata, con un frontale completamente diverso: via la doppia calandra verticale, sostituita da una serie di barre orizzontali. Nasce così la BMW 340, presto ribattezzata EMW 340 dopo le azioni legali della casa madre di Monaco.
Nel dopoguerra BMW deve reinventarsi: dal lusso sportivo passa a microcar e modelli economici. Arriva l’Isetta, la “auto-frigorifero”, seguita dalla più grande BMW 600. Motore motociclistico posteriore, raffreddato ad aria: nessun bisogno di una calandra vera e propria, e davanti c’è addirittura la porta. La doppia griglia, semplicemente, scompare.
Nel 1959 debutta la BMW 700, piccola coupé/berlina due porte, ancora con motore posteriore a raffreddamento ad aria. Il frontale è completamente chiuso, senza prese d’aria significative. Oggi il marketing imporrebbe comunque una finta calandra per continuità di brand; all’epoca, invece, la 700 resta un’anonima piccola senza “firma” BMW sul muso.
BMW 507: la prima calandra orizzontale
Mentre il mercato del lusso torna a crescere, BMW sviluppa le grandi berline 501, 502 e 503, con motore anteriore e imponenti narici verticali. La vera rivoluzione stilistica arriva però nel novembre 1956 con la BMW 507 di serie.
Per la prima volta la doppia calandra è disposta orizzontalmente. Nel 1956, quindi, BMW cambia più radicalmente il frontale di quanto non abbia fatto oggi con la nuova Serie 4. Eppure la 507, fin dal debutto, viene considerata una delle BMW più eleganti di sempre: nessuna polemica, solo ammirazione.
Curioso il fatto che per circa dieci anni la 507 con calandra orizzontale conviva a listino con la 501, ancora fedele alle narici verticali tradizionali. Uno schema che ritroviamo oggi: BMW gioca su due filosofie frontali opposte, con griglie verticali (Serie 4, iX, i4, X7) e orizzontali (Serie 2 Coupé, Serie 3, Serie 5) coesistenti nella stessa gamma.
Anni ’60: BMW cerca un nuovo volto
La 507 resta un oggetto da milionari, esclusivo e inaccessibile. Sui modelli di volume BMW continua a sperimentare. La “Neue Klasse”, antenata diretta dell’attuale Serie 3, introduce una soluzione ibrida: piccole narici centrali affiancate da grandi prese d’aria supplementari, indispensabili per raffreddare i motori a carburatore.
Questo layout verrà ripreso su molte BMW successive, dalla 3.0 CSL fino alla E30, diventando una sorta di standard tecnico ed estetico: narici come elemento identitario, grandi aperture laterali come necessità funzionale.
Non mancano, però, gli scivoloni. La BMW 2000 Coupé del 1966 propone un frontale controverso: narici verticali ridisegnate, fari quasi rettangolari al posto dei classici proiettori circolari. Se negli anni Sessanta fossero esistiti i forum, gli appassionati avrebbero avuto parecchio da discutere. Il risultato è un “primo tentativo” di reinterpretare il tema, non del tutto riuscito.
La berlina 2000, invece, funziona meglio: le prese d’aria aggiuntive spostano l’attenzione dal solo elemento sdoppiato, rendendo l’insieme più equilibrato.
Anni ’70–’80: nasce il “volto classico” BMW
Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, il linguaggio formale BMW arriva a maturità. Le piccole narici verticali, inserite tra i doppi fari circolari, diventano la vera carta d’identità del marchio. È l’epoca delle prime Serie 3, 5 e 7, e del grande coupé Serie 6: per molti appassionati questo è il “vero” volto BMW.
In questo periodo spicca un’eccezione, la BMW M1 del 1978. Supercar a motore centrale, carrozzeria bassissima e a cuneo: non c’è spazio per una calandra tradizionale. I designer, però, non vogliono rinunciare alla firma di marca. Le narici vengono ridotte al minimo, una delle griglie più piccole nella storia BMW, inserite tra sottili prese d’aria orizzontali. È un dettaglio quasi simbolico, ma potentissimo dal punto di vista dell’identità.
Lo stesso trucco verrà ripreso su modelli di nicchia come la Z1 (1988) e la prima Serie 8 (1989), dove la calandra è più segno grafico che necessità tecnica.
Anni ’90: un nuovo equilibrio formale
Con l’inizio degli anni Novanta, lo stile BMW si aggiorna di nuovo. La terza generazione di Serie 3, la E36 del 1990, segna il cambio di passo: le narici diventano più piatte e orizzontali, nettamente separate, con una forma quasi rettangolare dagli angoli arrotondati. Non toccano più i gruppi ottici: tra fari e calandra resta una fascia di lamiera.
Il risultato è più moderno e rigoroso. Questo schema si estende velocemente alla gamma: la Serie 7 E38 (1994) e la Serie 5 E39 (1995) adottano frontali simili, oggi considerati tra i più eleganti di sempre.
Negli anni Novanta la doppia calandra assume definitivamente il ruolo di centro compositivo del muso, ma senza schiacciare il resto. È parte di un insieme armonico fatto di cofano lungo, fari orizzontali e profilo “a squalo” del frontale. È una formula così azzeccata da definire il look BMW per quasi un decennio, dal roadster Z3 (1995) alla Serie 3 E46 (1998), fino al primo SUV del marchio, la X5 del 1999.
In pratica, negli anni Novanta BMW aggiorna con grande tatto il proprio stile classico, senza strappi.
Anni 2000: la rivoluzione Bangle (ma non sulle narici)
Negli ultimi vent’anni il periodo più discusso del design BMW è quello firmato da Chris Bangle. Le sue BMW dividono ancora oggi: c’è chi esalta il coraggio delle linee “flame surfacing” e chi rimpiange la pulizia della E39.
Eppure Bangle non tocca il “sacro” più sacro: la forma della calandra. Proporzioni e posizione delle narici restano sostanzialmente intatte. Cambiano superfici, volumi, spigoli, ma il doppio rene rimane riconoscibile e misurato. Col tempo anche le sue BMW – E60, pre-restyling E65 – sono state rivalutate, e la Z4 di quella generazione è considerata da molti un classico contemporaneo.
Fino all’arrivo della seconda generazione di Serie 4, nessuno aveva davvero contestato le dimensioni delle narici. Le uniche polemiche, semmai, avevano toccato la citycar elettrica i3, più per la forma complessiva che per la calandra.
L’era delle narici giganti
A fine anni 2010 il design BMW torna al centro del dibattito. Dopo due decenni di relativa continuità, nel 2019 i progettisti cambiano improvvisamente scala. Il primo segnale forte è il maxi SUV X7, seguito dal restyling della Serie 7: qui la calandra cresce di circa il 40% rispetto alla generazione precedente.
Il passo successivo è ancora più radicale: la nuova Serie 4 Coupé del 2020. Le narici vengono allungate verso il basso, diventano quasi un elemento verticale a tutta altezza. Una scelta che spacca l’opinione pubblica come poche altre BMW recenti.
Dietro la crescita non ci sono solo ragioni estetiche. I moderni sistemi di assistenza alla guida richiedono spazio per radar, telecamere e sensori, che trovano nel pannello frontale la collocazione ideale. Inoltre, su mercati chiave come Cina e Stati Uniti, gli elementi di design grandi e vistosi sono percepiti come più prestigiosi.
Risultato: all’inizio degli anni 2020 BMW si ritrova nuovamente al centro delle discussioni, un po’ come ai tempi di Bangle, ma stavolta il fuoco è puntato direttamente sulle narici.
Le elettriche BMW: dalla griglia al pannello sensori
Con le elettriche nasce un paradosso: le “narici” restano, ma non sono più una griglia di raffreddamento. Diventano due grandi superfici chiuse, spesso lucide, dietro le quali si nascondono radar, telecamere e sensori per gli ADAS.
La tendenza alle forme generose non scompare, anzi. Il caso più evidente è il SUV elettrico BMW iX del 2021. Il suo frontale è completamente chiuso e realizzato in un particolare materiale poliuretanico, trasparente alle onde radar e autoriparante per piccoli graffi. La calandra non “respira” più, ma “vede” e “sente”.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Funzione originaria | Afflusso d’aria per il raffreddamento del motore termico |
| Funzione attuale (elettriche) | Supporto estetico e pannello per radar, telecamere e sensori |
| Tipologia superficie | Da griglia aperta a pannello chiuso in materiale composito |
| Impatto sul design | Da elemento tecnico necessario a firma stilistica e tecnologica |
La nuova filosofia: un passo indietro dal gigantismo
A metà anni 2020 in BMW si percepisce un nuovo cambio di rotta. Dopo alcuni anni di sperimentazioni “oversize”, la casa inizia a cercare proporzioni più sobrie. I designer parlano apertamente di una sfida di equilibrio tra mercati: in Cina si apprezzano ancora elementi frontali molto espressivi, mentre in Europa cresce la domanda di linee più contenute.
Uno dei primi modelli a incarnare questo compromesso è il SUV elettrico iX3 di nuova generazione, primo esponente di serie della famiglia Neue Klasse. Qui le narici sono più compatte, tornano a una lettura verticale che richiama le BMW anni Sessanta. Non sono più una griglia tradizionale: il pannello frontale ha soprattutto una funzione estetica e tecnologica, integrata con la nuova firma luminosa.
Dopo la parentesi delle narici giganti, BMW sembra quindi cercare di nuovo il punto d’incontro tra riconoscibilità e misura. Non è escluso che, tra qualche anno, l’era delle calandre extralarge verrà ricordata come i controversi esperimenti stilistici dei primi Duemila: un capitolo acceso, ma passeggero, nella lunga storia del design bavarese.



