Albert Park inaugura l’era regolamentare 2026
La stagione 2026 di Formula 1 si apre a Melbourne, sul circuito semi-cittadino di Albert Park, primo banco di prova della nuova normativa FIA. Ventidue monoposto, aerodinamica rivista, power unit ibride ancora più complesse e un equilibrio di forze tutto da decifrare.
Le prime due sessioni di prove libere hanno già delineato un quadro chiaro: McLaren è subito nel gruppo di testa con Oscar Piastri davanti a tutti, mentre Aston Martin vive un autentico naufragio tecnico con la nuova unità Honda. In mezzo, una lotta serrata tra Mercedes, Ferrari, McLaren e Red Bull per la zona nobile della griglia.
Aston Martin–Honda: il progetto che trema, in tutti i sensi
Per Aston Martin, il venerdì di Melbourne è stato un concentrato di incubi tecnici. Il problema principale non è solo prestazionale, ma strutturale: le forti vibrazioni del motore Honda, già segnalate alla vigilia da Adrian Newey e dai piloti, rischiano di avere conseguenze fisiche sui piloti stessi, con potenziali danni ai nervi a lungo termine.
A questo si è aggiunto un elemento ancora più grave in chiave weekend: la carenza di componenti di ricambio per la power unit giapponese. Con un solo team clienti da servire, l’assenza di un adeguato stock di parti è un errore di pianificazione difficile da giustificare a questi livelli.
Fernando Alonso, che nella prima sessione non è praticamente riuscito a girare, è stato netto nelle dichiarazioni: i problemi in entrambe le libere sono riconducibili alla Honda. Il risultato è impietoso: solo 34 giri complessivi per il team, 18 per Alonso e 16 per Lance Stroll, con un distacco abissale.
Il miglior tempo di Alonso è stato di quasi cinque secondi più lento rispetto al riferimento di giornata di Piastri in FP2. In termini di Formula 1 moderna, significa essere totalmente fuori finestra: non si parla più di zona punti, ma di rischio di non riuscire a completare il weekend. Non a caso, le indiscrezioni delle ultime ore parlano di un possibile ritiro di entrambe le vetture dalla gara di domenica per ragioni di affidabilità e sicurezza.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Giri complessivi Aston Martin | 34 (18 Alonso, 16 Stroll) |
| Distacco migliore giro Alonso | ~5 secondi da Piastri (FP2) |
| Problema principale | Vibrazioni power unit Honda e mancanza ricambi |
| Conseguenza tecnica | Setup limitato, impossibile lavorare su passo gara |
| Rischio per la gara | Possibile ritiro precauzionale di entrambe le monoposto |
Per un progetto nato sotto la guida di Adrian Newey e con l’ambizione dichiarata di lottare stabilmente per podi e vittorie, partire così in Australia è un segnale allarmante: telaio e aerodinamica restano praticamente “inesplorati” perché la power unit non consente di accumulare dati.
Piastri e la McLaren: velocità, pulizia e margine
All’estremo opposto della classifica c’è Oscar Piastri, idolo di casa e primo leader “morale” dell’era 2026. L’australiano ha firmato il miglior tempo di giornata in FP2 con una McLaren che, al netto della benzina e delle mappature motore ancora da scoprire, è apparsa subito bilanciata e reattiva sulle sconnessioni di Albert Park.
Piastri ha costruito il suo riferimento con una vettura stabile in inserimento e molto efficace in trazione, segno di un’ottima integrazione tra nuovo regolamento aerodinamico e gestione della parte ibrida. Lando Norris, penalizzato da problemi di affidabilità nella prima sessione, ha chiuso la FP2 a circa un secondo dal compagno: un gap che, in ottica long run e lavori differenziati, non deve trarre in inganno. Il potenziale complessivo del pacchetto McLaren è per ora da top team consolidato.
Mercedes e Ferrari: equilibrio instabile ma competitivo
Se Piastri ha brillato nel pomeriggio, nella prima sessione è stata la Ferrari a prendersi i riflettori con Charles Leclerc davanti a tutti. Alle sue spalle, a meno di mezzo secondo, il nuovo compagno di squadra Lewis Hamilton, che ha iniziato la sua avventura in rosso con una base solida.
Il pacchetto Ferrari 2026 sembra già in una buona finestra di utilizzo: inserimento preciso, buona velocità sul dritto e un degrado gomme da verificare solo sulla distanza. Non sono mancati piccoli aggiustamenti di assetto, ma la sensazione è che il potenziale per stare stabilmente nel gruppo di testa ci sia.
Mercedes, con Kimi Antonelli e George Russell, è rimasta costantemente vicina ai migliori. Il team di Brackley ha mostrato una monoposto neutra, forse non ancora al livello di picco di McLaren sul giro secco, ma molto costante. Antonelli, al debutto in un weekend di gara di questa portata, ha gestito con maturità le libere, mentre Russell ha lavorato soprattutto sul passo gara.
In questo contesto, definire un favorito per la pole è prematuro: Ferrari, Mercedes e McLaren sono racchiuse in pochi decimi, con Red Bull leggermente più staccata ma comunque presente.
Verstappen e Red Bull: il campione non è ancora al comando
Max Verstappen, quattro volte campione del mondo, ha chiuso entrambe le sessioni a oltre mezzo secondo dalla vetta. Non è un abisso, ma è abbastanza per certificare che Red Bull non è più il riferimento assoluto sin dal primo giro del venerdì.
La nuova monoposto sembra meno “incollata” all’asfalto rispetto alle migliori, soprattutto in appoggio veloce. È possibile che il team stia ancora esplorando le soluzioni aerodinamiche più estreme consentite dal nuovo regolamento, sacrificando il venerdì per massimizzare il potenziale a medio termine. Ma sul cronometro, al momento, la realtà è che la lotta per la prima fila non è scontata come negli anni precedenti.
Carlos Sainz e la sfida Williams: peso e affidabilità come zavorra
Per Carlos Sainz, il debutto con Williams è stato in chiaroscuro. Nella seconda sessione, un problema meccanico lo ha costretto al rientro anticipato ai box dopo appena 10 giri, concludendo la FP2 solo 17º. L’unica vera fotografia del suo ritmo arriva dalla FP1, dove ha chiuso 12º, a circa 2 secondi dalla testa.
Il dato va letto alla luce di un elemento chiave: il sovrappeso del nuovo telaio Williams. Con una monoposto più pesante del target ideale, il margine per entrare stabilmente in zona punti si assottiglia. La combinazione tra peso in eccesso e affidabilità ancora fragile rende molto complicato immaginare Sainz in lotta per la top 10 domenica, salvo stravolgimenti o gara caotica.
Per il team di Grove, l’obiettivo realistico sembra essere quello di consolidare la base tecnica, alleggerire la vettura con gli sviluppi e lavorare sulla gestione della power unit per evitare ulteriori guai meccanici.
La griglia di vertice: quattro grandi per otto posti
Dopo le prime libere, la fotografia della parte alta della griglia è netta: Mercedes, Ferrari, McLaren e Red Bull sono le quattro grandi candidate a occupare le prime otto posizioni in gara. Il distacco rispetto al resto del gruppo è ancora marcato, sia sul giro secco sia sul passo.
Dietro di loro, restano virtualmente solo due caselle a punti da spartire tra i team di metà classifica:
- Racing Bulls, positiva con il debutto del 18enne Arvid Lindblad
- Haas, in cerca di continuità dopo stagioni altalenanti
- Audi, ancora in fase di costruzione del proprio progetto F1
- Alpine, opaca nel suo esordio con il nuovo corso tecnico
Racing Bulls ha impressionato per la velocità di base, soprattutto considerando l’inesperienza di Lindblad. Alpine, al contrario, ha mostrato una vettura anonima, senza picchi né sul giro né sul passo. Audi e Haas restano oggetti tecnici non identificati: qualche spunto interessante, ma nulla che al momento minacci davvero il dominio del quartetto di vertice.
Prospettive per qualifiche e gara
In vista delle qualifiche, l’inerzia è a favore di Piastri e di una McLaren molto a suo agio tra i muretti di Albert Park. Ferrari e Mercedes sono lì, pronte a sfruttare qualsiasi incertezza. Red Bull non può essere esclusa, ma deve trovare in fretta un bilanciamento migliore.
Aston Martin è il grande malato di questo nuovo corso: se il problema Honda non verrà contenuto, il rischio non è solo un weekend da dimenticare, ma un’intera prima parte di stagione in salita. Per Alonso e Stroll, al momento, l’obiettivo minimo è semplicemente correre in sicurezza.
La stagione 2026 si apre dunque con un messaggio chiaro: le gerarchie sono cambiate, e chi ha interpretato meglio il nuovo regolamento – McLaren in testa – è già pronto a raccogliere i dividendi.

