Un problema enorme: i vape usa e getta
Nel Regno Unito si buttano ogni giorno oltre 1.000.000 di sigarette elettroniche usa e getta. Dentro questi piccoli cilindri di plastica si nascondono celle agli ioni di litio perfettamente riutilizzabili, che finiscono invece in discarica o nell’indifferenziato.
Chris Doel, youtuber britannico divulgatore scientifico con più di 159.000 iscritti, è letteralmente ossessionato da questo spreco. Da tempo smonta vape, studia le loro batterie e cerca modi concreti per trasformare un rifiuto di massa in una risorsa energetica.
Il suo ultimo progetto è il più ambizioso: costruire un pacco batterie partendo da 500 vape e usarlo per dare nuova vita a una microcar elettrica. Non un semplice esercizio di stile, ma una dimostrazione pratica di cosa si può ottenere con un minimo di ingegneria e tanta testardaggine.
Dai vape alla batteria: il progetto del creator
Partendo da 500 dispositivi usa e getta, Doel ha estratto le singole celle al litio e le ha riconfigurate in moduli, progettati e realizzati con una stampante 3D. Ogni modulo contiene un certo numero di celle collegate in serie e in parallelo, poi i moduli vengono messi “in fila” all’interno di un involucro in alluminio.
Il risultato è un pacco batterie da circa:
- 50 V di tensione nominale
- 2,5 kWh di capacità complessiva
Numeri che, sulla carta, sono sufficienti per alimentare veicoli elettrici leggeri o applicazioni domestiche a basso consumo. Prima di arrivare alla microcar, infatti, Doel ha già utilizzato le sue batterie “di recupero” per:
- spingere una bicicletta elettrica autocostruita
- alimentare alcune funzioni elettriche della propria abitazione
La vera svolta, però, è stata decidere di applicare questo concetto a un’auto elettrica vera, seppur di dimensioni ridotte.
Il Reva-i: il microelettrico più odiato (e perfetto per l’esperimento)
Per il suo esperimento, Doel ha scelto una delle microcar elettriche più discusse della storia: il Reva-i, noto nel Regno Unito come G-Wiz. Un’auto che, per molti appassionati, è diventata quasi un meme: piccolissima, esteticamente discutibile e con prestazioni molto modeste. Non a caso, in Gran Bretagna si è guadagnata il titolo ufficioso di “auto elettrica più odiata del mondo”.
Eppure, proprio queste caratteristiche la rendono il candidato ideale per un progetto di questo tipo: peso contenuto, potenza limitata, elettronica relativamente semplice. Il Reva-i è un biplaza lungo appena 2,63 m, largo 1,33 m e alto 1,63 m, uno dei primi veri micro-urbani elettrici ad arrivare sul mercato europeo.
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Modello | Reva-i / G-Wiz |
| Dimensioni | 2,63 m (L) x 1,33 m (W) x 1,63 m (H) |
| Motore originale | Elettrico 13 kW (17,8 CV) |
| Batteria originale | Piombo 48 V 9,3 kWh o Li-ion 9,7 kWh |
| Autonomia originale | 80 km (piombo) / 120 km (Li-ion) |
Commercializzato dal 2001 al 2012 in paesi come Norvegia, Spagna e Regno Unito, il Reva-i montava in origine un motore elettrico da 13 kW (17,8 CV) e due possibili configurazioni di batteria:
- pack al piombo-acido da 48 V e 9,3 kWh
- successivamente, pack agli ioni di litio da 9,7 kWh, più leggero di circa 100 kg
L’autonomia dichiarata andava dagli 80 km con le batterie al piombo fino ai 120 km con il pacco al litio.
500 vape al posto del pack originale
Doel ha acquistato un Reva-i usato e ha smontato fino a 500 vape per costruire il nuovo pacco batterie. Le celle sono state suddivise in moduli, stampati in 3D, e poi assemblate in 14 unità allineate all’interno di un contenitore in alluminio. Il risultato è un sistema da circa 50 V e 2,5 kWh.
La capacità è meno di un terzo rispetto ai 9,3–9,7 kWh originali, quindi le limitazioni sono evidenti. Ma il dato interessante è che, nonostante ciò, la microcar è perfettamente in grado di muoversi in ambito urbano.
Un dettaglio quasi surreale: il pacco batterie si può ricaricare tramite una semplice presa USB-C. Secondo quanto riportato anche da testate specializzate internazionali, potrebbe essere l’unica auto elettrica al mondo ricaricabile con questo standard, almeno in questa forma artigianale.
Prestazioni reali: meno autonomia, ma città alla portata
Con il nuovo pacco batterie “a vape”, il Reva-i modificato di Doel raggiunge:
- 64 km/h di velocità massima, contro gli circa 80 km/h della versione originale
- 29 km di autonomia elettrica reale
Sono valori lontani sia dalle specifiche di fabbrica del modello, sia – ovviamente – dagli standard delle moderne elettriche, che ormai puntano ai 400–600 km di autonomia, con alcuni costruttori cinesi (come BYD) che dichiarano persino 1.000 km per i loro prossimi modelli di punta.
Ma lo scopo dell’esperimento non è competere con le EV di ultima generazione. È dimostrare che:
- le celle dei vape usa e getta sono tutt’altro che “spazzatura”
- con un corretto reimpiego, possono alimentare veicoli leggeri in ambito urbano
- l’energia potenziale che oggi buttiamo via ogni giorno è enorme
Per un’auto da città, 29 km di autonomia possono essere sufficienti per gli spostamenti quotidiani più brevi, soprattutto se la ricarica è facile e frequente.
Riciclo creativo: cosa insegna davvero questo progetto
Nessuno pensa seriamente che il futuro dell’auto elettrica passi dal montare milioni di celle recuperate da vape usa e getta. L’industria automotive lavora su chimiche avanzate, piattaforme dedicate e sistemi di gestione della batteria (BMS) con livelli di sicurezza e durabilità che un progetto artigianale non può e non deve imitare.
Ma l’esperimento di Chris Doel manda alcuni messaggi importanti:
- i dispositivi elettronici usa e getta contengono risorse preziose, non rifiuti
- esiste un potenziale enorme per il riciclo e il riuso in applicazioni a bassa potenza
- piccoli accumulatori recuperati possono alimentare elettrodomestici, luci, biciclette elettriche e microveicoli, spesso “a costo zero” se si considera il materiale di partenza
Per il mondo delle due e quattro ruote, questo tipo di progetti è uno stimolo a ripensare non solo come costruiamo i veicoli, ma anche cosa facciamo con tutte le batterie “minori” che ci circondano: dai monopattini alle e-bike, fino ai gadget quotidiani.
Non è una soluzione industriale, è una provocazione tecnica ben riuscita. Ed è proprio per questo che funziona: perché dimostra, con un’auto che torna a circolare grazie a 500 vape, quanto siamo lontani dall’avere una vera cultura del riuso energetico.


